La stanchezza profonda e persistente è uno dei fattori più pesanti della sindrome detta Long Covid, cioè l’insieme di quei sintomi che rimangono in una percentuale abbastanza elevata di persone (tra il 10 e il 30% secondo gli studi) nonostante la negativizzazione del tampone. Si tratta di un problema che in alcuni casi si trascina per mesi e che alcune persone, a più di un anno di distanza dall’infezione e indipendentemente dalla sua gravità, ancora non hanno superato.
Uno dei meccanismi più convincenti che possono spiegare la prolungata stanchezza è questo: è stato dimostrato, addirittura con immagini al microscopio elettronico molto chiare nell’intestino, che nei tessuti attaccati dal covid anche dopo la guarigione rimangono disseminati tra le cellule numerosissimi frammenti di virus, o meglio del cosiddetto capside, cioè della parte di virus che scatena la risposta del sistema immunitario.
In pratica il nostro sistema immunitario, anche se non è più presente il virus vivo, continuerebbe a “percepire” il virus e a rispondere attivandosi e producendo un’infiammazione latente e persistente. Questo meccanismo è probabilmente comune a situazioni di altre infezioni virali, come la mononucleosi, che impiegano moltissimo tempo a far scomparire i sintomi. L’attività continua del sistema immunitario è estremamente faticosa e giustificherebbe questa situazione come stato di malattia che non passa mai.
Come fare quindi? Naturalmente non è il caso di inibire l’attività del sistema immunitario perché questo ci potrebbe rendere impreparati di fronte a nuove aggressioni virali o batteriche.
Se viene confermato questo meccanismo alla base del Long Covid probabilmente la risposta più adeguata ed efficace potrebbe essere l’attività fisica. Per quanto faticosa, un’attività il più possibile costante può essere il miglior modo per accelerare il ricambio delle celllule dei tessuti e quindi, assieme ai tessuti “consumati” dall’attività e metabolizzati come avviene normalmente, verrebbero metabolizzate anche le tracce di virus.
Naturalmente tanto maggiore è il ricambio, tanto prima potrebbe ridursi il problema: il tessuto muscolare, quello polmonare e quello del sistema circolatorio, che sono tipicamente oggetto delle infiammazioni da Covid, sono soggetti a un ricambio certamente accelerato dall’attività fisica. Il riposo, al contrario, invece di giovare potrebbe semplicemente favorire il trascinarsi di una situazione d’infiammazione e spossatezza.
Si tratta di un’ipotesi che deve ricevere ancora conferme da parte di studi ben condotti, ma già molti di quelli fino ad ora realizzati suggeriscono che l’attività fisica favorisca la risoluzione del Long Covid: una rimedio, quindi, che si può provare a mettere in pratica, sia pure senza esagerare perché i segnali del nostro corpo vanno sempre ascoltati con attenzione.
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Esistono dei riflessi muscolari che fanno sì che al movimento di certi muscoli corrisponda quello di altri: ad esempio girando lo sguardo è automatico muovere anche la testa.
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