I cosiddetti fermenti lattici sono dei prodotti che contengono una o molte specie di batteri, più raramente dei lieviti, utilizzati per ripristinare la flora batterica intestinale.
Stomaco pieno o stomaco vuoto? Sulla questione si scontrano due linee di pensiero, ma i dati a disposizione non sono molto solidi.
Stomaco pieno: chi sostiene questa tesi la giustifica col fatto che lo stomaco pieno ha un’acidità leggermente inferiore rispetto a quella massima, quindi i fermenti, che sono dei batteri, soffrirebbero meno e arriverebbero in quantità maggiore nell’intestino.
Stomaco vuoto: in questo caso il pH potrebbe essere più acido, ma i fermenti se ingeriti con molta acqua a stomaco vuoto attraversano lo stomaco velocemente, qualche decina di minuti nel peggiore dei casi. I “poveri” batteri passerebbero dallo stomaco abbastanza indenni, con la velocità di un normale bicchier d’acqua.
Il problema è quindi questo: la digestione è un processo lungo, meglio rimanere a un pH4 (meno acido) per un tempo lungo o a un pH2 (molto acido) per poco tempo? Probabilmente è meglio la seconda opzione, quindi a stomaco vuoto.
La questione è però più sottile e possiamo riassumerla in due domande: i fermenti “funzionano”? E se sì, come mai “funzionano”?
Per quanto riguarda la prima questione i dati sono abbastanza contraddittori e sembrano risentire in modo spiccato delle caratteristiche dei soggetti. Alcuni studi hanno dimostrato che in una percentuale variabile di popolazione i fermenti, ad esempio dopo una terapia antibiotica, funzionano, nel senso che la popolazione originaria di batteri intestinali si riprende più velocemente rispetto al campione non trattato con fermenti, ma in altri casi si è visto che per alcune frazioni di popolazione la cosa è indifferente o addirittura più lenta a ripristinarsi.
Quindi pare che l’unico modo razionale di scegliere sia provare.
La seconda questione, ancora in via di definizione ma sostenuta da informazioni molto interessanti, dice: la funzione positiva dei fermenti non sembra dovuta al fatto che spostino l’equilibrio ecologico dell’intestino (in un sistema ecologico modificando l’impatto di un componente l’intero sistema si riposiziona), il che dipenderebbe dalla quantità di batteri che arriva nell’intestino (la tesi quindi è: più ne arrivano vivi più si sposta l’equilibrio), ma il motivo della loro efficacia sembra più legato al fatto che interagiscano con il sistema immunitario ed è quest’ultimo che modifica l’equilibrio delle popolazioni batteriche. Il sistema immunitario non ha bisogno di grandi quantità di batteri per attivarsi: anche pochi microbi possono essere percepiti dalle cellule dendritiche (i sensori dell’intestino) e portare a una consistente attivazione della risposta immunitaria. Ricerche di avanguardia sembrano confermare che quantità minime di batteri, come quelle naturalmente contenute in acque termali definite microbiologicamente pure nei termini di legge, possono modificare l’equilibrio microbico intestinale.
In questo caso vale più la specie, il ceppo, la tipologia di batteri che non la quantità.
Come fare allora?
Probabilmente è meglio assumere i fermenti a stomaco vuoto con un bel bicchiere d’acqua, ma ancora più importante trovare il mix di batteri (quindi il prodotto) che porta più facilmente in equilibrio la flora batterica del nostro intestino.
Non ci sono alternative rispetto allo sperimentare personalmente, perché ciascuno è diverso.
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