Le allergie sono un problema che può essere talvolta molto grave: le reazioni anafilattiche agli alimenti possono essere molto serie e purtroppo pare che siano in aumento in tutto il mondo occidentale.
La maggior parte degli studi sono effettuati sull’allergia alle arachidi, o noccioline americane, perché sia direttamente che come burro di arachidi sono un alimento molto diffuso negli Stati Uniti, il paese dove sono più diffuse sia le allergie che gli studi sulle possibili soluzioni.
La strada più frequentata per limitare i rischi di risposta allergica grave è da molti anni quella della desensibilizzazione attraverso la somministrazione di dosi minime e crescenti del cibo allergizzante: una tecnica che permette di arrivare a un minimo di tolleranza, quindi di evitare i rischi da contatto accidentale con l’allergene, ma impiegando molto tempo e non esente da rischi legati al dosaggio estremamente ridotto e accurato che è necessario somministrare.
Alcuni farmaci innovativi, generalmente anticorpi monoclonali, si stanno sperimentando per bloccare l’azione delle sostanze liberate dall’organismo in caso di risposta allergica, cioè le immunoglobuline IgE, ma in questo caso si tratta di terapie molto delicate, costose e difficili da gestire.
Il modo che però si è dimostrato più efficace per diminuire i casi di allergia grave è quello di permettere il contatto dei bambini con gli allergeni già nei primi mesi di vita. Questa è per certi versi non solo una rivoluzione rispetto a quanto veniva consigliato solo pochi anni fa, cioè far incontrare gli allergeni solo quando il sistema immunitario è “pronto”, ma anche una contraddizione rispetto all’idea dell’allattamento esclusivo fino ai sei mesi.
I dati degli studi sono però impressionanti: la diminuzione delle allergie nei bambini che sono venuti a contatto nei primi mesi di vita con gli allergeni è notevole.
In particolare sembra che nei bambini che non hanno ancora sviluppato un eczema, un contatto avvenuto dopo i quattro mesi diminuisca i casi di allergia a cinque anni a un quarto rispetto ai bambini che sono tenuti distanti dagli allergeni, e se il contatto avviene già dopo il terzo mese la protezione sembra notevolmente maggiore.
Probabilmente è necessario modificare qualche abitudine e forse il concetto stesso di attenzione all’igiene e favorire il contatto da parte dei bambini anche piccolissimi di quantità, sia pur minime, di cibi solidi o semisolidi contenenti sostanze, come appunto il burro di arachidi o le uova, che sono considerate potenziali rischiosi allergizzanti.
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