Quando malattie abbastanza comuni come mal di gola, tosse, raffreddore faticano a risolversi nel giro di pochi giorni c’è l’abitudine di cercare un aiuto nell’antibiotico. Allo stesso tempo sappiamo tutti che l’uso eccessivo di antibiotici è un problema che porta alla crescita delle infezioni resistenti e ad alterazioni del microbiota intestinale che è un modulatore importante della risposta immunitaria. Cercare di usare l’antibiotico solo quando necessario è quindi importante: ma quando è davvero necessario? Come facciamo a capire se un’infezione è causata da virus (quindi insensibile agli antibiotici) o da batteri?
Non è così facile neanche per il medico. Esiste una serie di parametri che vanno considerati, dalla febbre al dolore, dai tempi d’insorgenza al tipo di secrezioni o essudati, dalle condizioni dei linfonodi al tipo di tosse che, combinati, possono suggerire una risposta. Un’analisi non semplice che, non a caso, è affidata al medico.
Quello che è certo è che le infezioni batteriche da curare con gli antibiotici sono meno frequenti di quanto immaginiamo.
Ad esempio è un pensiero comune che quando ci siano le placche in gola ci voglia l’antibiotico. In realtà solo in pochi casi le placche, cioè degli essudati che ricoprono le tonsille, sono dovute a infezioni batteriche: nel 75% dei casi sono di origine virale. Gli adenovirus (responsabili di molte faringiti) sono una delle cause frequenti, ma anche il virus della mononucleosi genera placche molto evidenti, caratteristiche. In questi casi l’antibiotico non va usato.
Anche la presenza di muco opaco in caso di rafferddore o sinusite non è un segno certo d’infezione batterica. La sinusite s’immagina sia sempre di origine batterica, ma le cose non stanno così: negli adulti al massimo si riscontra nel 2% dei casi, un po’ più frequentemente nei bambini (dal 6 al 13% dei casi, dicono gli studi), sempre tutt’altro che comune, quindi. Lavaggi nasali, antinfiammatori e mucolitici locali possono essere una risposta efficace nella maggior parte delle situazioni. Anche qui è l’insieme dei sintomi che può aiutare il medico a valutare l’uso dell’antibiotico.
La tosse è un’altra situazione in cui si ricorre troppo spesso agli antibiotici. In realtà è di origine virale nella maggior parte dei casi, tipicamente una conseguenza del raffreddore (si sviluppa nel 30% dei casi) e può impiegare anche due settimane a risolversi. Certo se c’é un improvviso e violento peggioramento dei sintomi è molto probabile che ci possa essere una sovrainfezione batterica e in quel caso è opportuno sentire il medico. Se però la remissione è lenta ma continua non c’è problema: basta alleviare i sintomi.
Nel caso delle faringiti la soluzione più semplice alla domanda “antibiotico o no” è fare un tampone per cercare lo streptococco, visto che la maggior parte delle infezioni è causata da quel tipo di batterio: quelli rapidi sono molto efficaci e possono dare una grossa mano al medico, specialmente al pediatra, per decidere la strategia di cura. In questo caso decidere è più facile.
Non è un caso, quindi, che l’uso degli antibiotici sia sottoposto a ricetta medica: capire se sono utili o dannosi non è così facile.
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