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Il ritmo: la chiave del vivere bene da adulti

giovane

La nostra vita è costellata di ritmi: giorno e notte, stagioni, lune che salgono e calano (questo in particolare è noto alle donne). Il nostro corpo è nel ritmo: il respiro, il battito cardiaco, il sonno e la veglia, la fame e la sazietà, ormoni che aumentano e calano a seconda delle ore, e così via per tutte le nostre funzioni. Conoscere e assecondare i nostri ritmi è un discorso di salute.

Ma c’è di più. L’alternanza tra sforzo e riposo, cioè la gestione ritmo sul lavoro, nello sport, nella quotidianità, è un’arte che si sviluppa da adulti ed è la chiave della vita sana ed efficiente.

I giovani hanno la forza e l’entusiasmo dalla loro parte. Metterci più forza è il modo tipico con cui il giovane risolve le difficoltà: più lavoro, più studio, più allenamento.

Questo va bene fino ad un certo punto: le persone dopo i 30 – 35 anni, quando esagerano nello sforzo, iniziano a “rompersi”.  Qualcosa che fino a quel momento era un buon sistema, non funziona più ed iniziano ad esserci problemi, acciacchi, dolori, traumi fisici, oppure ci si ammala più frequentemente, quasi non ci si riconosce più.

Qualcosa deve cambiare

L’adulto non può lavorare solo di forza: ad ogni sforzo massimale deve corrispondere una fase di rilassamento, ad ogni momento, anche piccolo, di intensità deve corrispondere un respiro, un breve distacco.

Fate caso: chi è che va sugli 8000, le montagne più alte del mondo? Non certo ragazzi di vent’anni, al massimo della forza, ma uomini e donne di 30 – 40 anni, che hanno imparato a gestire lo sforzo, a calibrare impegno, forze e relax, a darsi un ritmo. Lo stesso tra i maratoneti, o i fondisti: chiunque faccia sforzi prolungati dove la gestione delle risorse è il punto chiave.

Ecco, da adulti bisogna imparare a gestire le proprie risorse, e la chiave è gestire il ritmo. Chi ci riesce, alla fine, ottiene dei risultati maggiori rispetto ai “forti” giovani. La somma dei risultati di molti momenti è maggiore di quella ottenibile col solo sforzo continuo.

Se si impara quest’arte, si va avanti per molti anni, con soddisfazione e senza rompersi.

E poi?

Il vecchio, l’anziano, avrà meno forza e quindi anche lo sforzo massimale sarà di minore intensità e durata, ma avrà sviluppato una grande esperienza: questo permette di fare col minimo dello sforzo molti lavori. Nel caso di lavori intellettuali l’esperienza e la cultura sviluppata nel tempo sono d’importanza evidente, ma anche l’attività fisica può continuare molto a lungo: conosciamo sciatori che vanno sulle piste a più di 80 anni, semplicemente perché sanno cosa possono fare senza rischiare di cadere malamente, ciclisti anziani che fanno lunghi viaggi, vecchi camminatori che non perdono una domenica, scalatori navigati che diminuiscono negli anni il grado di difficoltà affrontata, ma non la sicurezza, ballerini d’altri tempi che non rinunciano alla loro passione.

A ciascuno di noi è data la possibilità di sviluppare il talento di vivere. Possibilmente con ritmo.

 

Qualcosa in più: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26954568 

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