Il biancospino è una pianta molto semplice ma dal punto di vista farmaceutico estremamente interessante e per questo utilizzata come rimedio officinale da molti secoli.
Comune nei nostri climi, è un cespuglio umile, robusto ma spinoso, diffuso nella boscaglia o nelle siepi che si nota per i fiorellini bianchi in primavera e i piccoli frutti rossi tardo autunnali.
I suoi principi attivi hanno due proprietà: da un lato è una pianta con azione rilassante leggermente sedativa a livello del sistema nervoso centrale, dall’altro ha una particolare azione cardiotonica che agisce rallentando e rinforzando il battito cardiaco e modificando l’irrorazione delle coronarie.
L’azione sul cuore, oggi non più utilizzata dai cardiologi, è però interessante quando il problema delle palpitazioni o del senso di oppressione al petto è di natura emotiva. In questo caso il biancospino è particolarmente efficace perché regolarizza il battito e attenua le palpitazioni, cioè le piccole e saltuarie aritmie che riflettono uno stato emotivo troppo sollecitato agendo anche sul sistema nervoso centrale.
Un altro uso abbastanza comune, anche se meno significativo nella pratica, è nell’ipertensione: l’azione vasodilatatoria a livello addominale e coronarica lo rende certamente utile nelle forme lievi, ma oggi la grande disponibilità di farmaci antipertensivi e la consapevolezza dell’importanza prima di tutto delle modifiche allo stile di vita per queste forme iniziali, hanno reso questo rimedio un po’ meno utilizzato. Lo stesso si ha per lo scompenso cardiaco, situazione in cui è stato utilizzato per secoli con una certa efficacia non avendo altri strumenti terapeutici a disposizione.
Insostituibile proprio per la sua particolarità è invece come rimedio negli stati di ansia: associato ad altre piante con azione rilassante ma non sonnifera, come la passiflora, è un ottimo rimedio in molte situazioni.
La sicurezza d’uso è notevole e, fatto di non poco conto, non portando a sonnolenza o rallentamento dei riflessi e non causando alcuna forma di intontimento, non lascia alcuno strascico dopo la somministrazione e non impedisce attività che richiedono attenzione come la guida o lavori fini. Quando possibile è quindi preferibile alle benzodiazepine che sono i farmaci antiansia più utilizzati e che hanno un’importante limitazione d’uso proprio a causa dei loro effetti collaterali.
Uniche situazioni in cui prestare attenzione sono i casi di bradicardia, cioè particolare rallentamento del battito cardiaco perché il biancospino potrebbe aumentarla, e in generale quando si usano farmaci che agiscono su ritmo e portata cardiaca come molti antipertensivi. In questi casi meglio non sovrapporre le due attività.
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