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Enterogermina, Prolife, ecc… quali fermenti lattici usare?

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I fermenti lattici (tecnicamente chiamati probiotici), cioè tutte quelle combinazioni di batteri e lieviti che sono in commercio per ripristinare il microbiota intestinale, sono uno strumento probabilmente utile, ma anche un campo della medicina ancora troppo poco conosciuto.

Che i microbi intestinali siano fondamentali per la salute ormai è fuori dubbio. Questa è forse l’unica certezza.

Quali sono le incertezze?

  • Ciascuno di noi è diverso ed ha un microbiota diverso e assai personale, condiviso solo in parte con i familiari più stretti. Per questo non esiste un “modello” di microbiota sano e quindi un probiotico che vada bene per tutti.
  • Gli studi sull’utilizzo dei probiotici sono spesso un po’ carenti per metodo e per significatività: i probiotici in molti casi sembra facciano qualcosa, ma non si sa a chi (se non provando), come e perché.
  • Alcuni microbi sono stati studiati più di altri, ma di nessuno si ha la certezza che faccia bene a tutti.
  • La complessità dell’ecosistema intestinale è impressionante. Centinaia di specie diverse, migliaia di ceppi diversi. Quelli utilizzati in terapia sono invece pochi. Vale la pena di far presente che nel caso dei batteri dire “specie” (ad esempio bifidobacterium) è un po’ come dire “mammifero”: tra i ceppi c’è tanta differenza genetica come tra una balena ed un topolino.
  • I microbi passano con difficoltà dallo stomaco: l’unico impianto davvero certo ed efficace è il trapianto di microbiota (fecale) ma non è facile ed è limitato a malattie gravissime. Tra l’altro spesso non è permanente e le condizioni originali tendono a ripristinarsi.
  • Non si sa quali e quanti microbi riescono a colonizzare l’intestino: la teoria che “più se ne mettono, meglio è”, rimane assai dubbia. Studi stanno mettendo in luce che anche piccolissime quantità di microbi possono modificare il microbiota o la risposta immunitaria. Eccedere nelle dosi e nel tempo può portare a disbiosi o colonizzazione di zone diverse dell’intestino (SIBO) e non è prudente.
  • La teoria del “ceppo che fa bene” è discutibile: per alcune persone, certi ceppi normalmente “benefici” sono invece dannosi. I ceppi che ci abitano sono sempre moltissimi, metterne uno solo è come seminare del prato inglese in un prato di montagna: di solito non è molto efficace.
  • Ci sono poi i funghi (10% dei batteri, in un intestino normale), virus (molti più dei batteri), pezzi di DNA e RNA, microRna, frammenti proteici….una marea di componenti di cui sappiamo solo che ne sappiamo pochissimo.
  • Quello che diamo da mangiare ai microbi è forse più importante dei microbi con cui tentiamo di contaminarci, ma non si sa molto neanche di questo. Sembra certo che una dieta a forte prevalenza vegetariana, ricca di fibre e con pochi zuccheri semplici, favorisca un buon equilibrio.
  • L’appendice, quel pezzettino cieco d’intestino che non si sa mai cosa serva se non a causare l’appendicite, è certamente una riserva di microbi utile per ri-colonizzare il colon dopo lo sterminio di microbi dovuto ad un trattamento antibiotico o una dissenteria. Questo da un lato è utile (i nostri microbi sono indispensabili), dall’altro rappresenta una forte inerzia ai cambiamenti, nel caso ad esempio di una disbiosi correlata ad una malattia intestinale. Ma non si sa quanto.

Quindi?

Un po’ di aiuto, specie dopo un antibiotico o una dissenteria, probabilmente fa bene; qualche tentativo, non troppo insistente, nella disbiosi si può fare. La dieta ha sicuramente un ruolo importante. Altrettanto importante è non dimenticare quanto siamo ignoranti, e quindi essere sempre ragionevoli e prudenti, anche con i fermenti lattici.

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