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Amoxicillina: quanta al giorno?

Amoxicillina e amoxicillina con acido clavulanico sono tra gli antibiotici usati più frequentemente ma non sempre è chiaro il dosaggio corretto.

Il tema della resistenza agli antibiotici oggi è molto importante e una delle componenti fondamentali della questione è il loro uso corretto: una terapia fatta male è poco efficace, quindi porta a un uso ulteriore o prolungato dell’antibiotico aumentando la possibilità che si istauri una selezione di batteri resistenti.

In questo senso è importante la frequenza di somministrazione. È consolidata l’abitudine, suggerita nel foglietto illustrativo, di consigliarne una somministrazione ogni 12 ore. In realtà la differenza di efficacia rispetto ad una somministrazione più ravvicinata, è consistente. Suddividere il dosaggio prescritto, che dipende dal tipo di infezione e dal peso della persona, in tre somministrazioni è certamente più scomodo ma migliora l’efficacia.

Il farmaco infatti deve rimanere nel sangue alla concentrazione minima efficace per tutto il tempo necessario a combattere l’infezione. Tecnicamente il problema è di farmacodinamica e farmacocinetica: quanto ci mette l’organismo ad assorbire e metabolizzare il farmaco e quindi a ridurne la concentrazione fino a renderla inefficace. Nel caso dell’amoxicillina si sa che per circa il 70% viene escreta nelle urine come tale nel giro di 6 ore e l’emivita, cioè il tempo in cui ne viene ridotta la quantità nel sangue al 50%, è di circa 1,5 ore. Si tratta quindi di tempi molto ridotti per cui è possibile che dilatando le somministrazioni la dose efficace possa non essere mantenuta sufficientemente a lungo.

Suddividere quindi la dose consigliata in tre somministrazioni invece che due permette una più costante permanenza del farmaco in circolo ed è quindi preferibile ogni volta che sia possibile. La dose giornaliera totale non deve cambiare: si tratta solo di dividerla in tre parti invece che in due. Questo naturalmente è facile nel caso delle forme liquide, mentre nel caso di pastiglie se questo non è possibile sarà il medico a valutare se incrementare la dose.

La sicurezza comunque di un dosaggio più elevato nell’adulto (3g al giorno invece che 2) è fuori discussione, gli antibiotici in generale hanno una scarsissima probabilità di dare problemi di dosaggio eccessivo.

E se la confezione finisce prima? Molti dati confermano che una cura fatta bene può essere molto più breve di quanto solitamente suggerito. (vedi: antibiotico: per quanti giorni? )

Diverso naturalmente il caso in cui l’antibiotico, come accade nel caso dello streptococco beta emolitico nei bambini, nel giro di pochi giorni risolve l’infezione ma poi la cura viene prolungata per prevenire le ricadute. In questo caso anche una dose ridotta può essere utile.

Quali le alternative?  Se risulta difficile somministrare il farmaco ogni 8 ore, come accade talvolta nei bambini perché il farmaco non piace, ed è quindi già difficile darlo 2 volte probabilmente è utile aumentare leggermente la dose in modo da permettere la permanenza della dose minima efficace. Questa valutazione va naturalmente fatta dal medico. Altre volte si è costretti, in bambini che rifiutano la somministrazione, a cambiare antibiotico e usarne uno, considerato normalmente di seconda scelta, che possa essere assunto una sola volta al giorno.

 

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