Zoloft, Prozac, Elopram, Cipralex e tanti altri: gli antidepressivi di nuova generazione, tecnicamente chiamati SSRI e SNRI (inibitori selettivi del reuptake della serotonina), sono tra i farmaci più utilizzati nelle società occidentali. Spesso sono prescritti non solo nella depressione maggiore, ma anche in situazioni di disagio che in altri tempi sarebbero state considerate normali sofferenze dell’esistenza.
Grazie alla loro maggiore maneggevolezza hanno sostituito quasi completamente i “vecchi” antidepressivi triciclici, come l’amitriptilina o Laroxil, farmaci efficaci ma con qualche difetto come effetti indesiderati fastidiosi anche se di breve durata.
Il problema di questi nuovi antidepressivi è però duplice: da un lato l’efficacia minore dei triciclici, talvolta di poco superiore al placebo, dall’altro la facilità nel dare dipendenza con un meccanismo subdolo.
Una delle ragioni per cui c’è un utilizzo prolungato degli antidepressivi deriva probabilmente proprio dalla difficoltà dei pazienti nella sospensione di questi farmaci, perché spesso si verificano sintomi fisici e psicologici che possono essere gravi e di lunga durata. Modificando la disponibilità di diversi neurotrasmettitori, nell’interrompere improvvisamente l’assunzione non diamo il tempo al cervello di adattarsi al nuovo cambiamento e insorgono mal di testa, nausea, vertigini, ansia, insonnia, irritabilità, disorientamento, diturbi sensoriali, aumento dei sogni, tremore, sintomi simil influenzali, scosse elettriche.
Si crea dunque questa inquietante condizione: benchè magari abbiano contribuito moderatamente al benessere del paziente, quando l’utilizzatore li sospende sperimenta un notevole disagio. A quel punto accade spesso che sia il paziente che il medico attribuiscano questi sintomi alla depressione e pensino che, non essendo il paziente guarito, sia ancora necessario l’aiuto degli antidepressivi magari aumentandone il dosaggio. Un circolo vizioso davvero infausto: una dipendenza non riconosciuta in cambio di un’efficacia dubbia.
Solo riconoscendo i sintomi da sospensione come tali, e quindi affrontando un percorso di sospensione lentissimo (può durare anche diversi mesi) si riesce a recuperare senza problemi l’equilibrio emotivo.
La prima raccomandazione è quindi di non utilizzare questi antidepressivi se non nelle situazioni in cui è assolutamente indispensabile. I disagi e le tristezze della vita, situazioni in cui è diventato molto facile per i pazienti chiedere ma anche per i medici di base prescrivere “l’aiutino” di un innocuo antidepressivo, vanno affrontate con altri strumenti.
In ogni caso quasi mai il farmaco cura da solo la depressione: è fondamentale affiancare un percorso psicoterapico che concorra a un profondo cambiamento delle condizioni individuali per giungere a una effettiva guarigione.
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