Si stima che almeno una persona su due che assume i cosiddetti protettori dello stomaco (in realtà farmaci che semplicemente interrompono la produzione di acido nello stomaco) lo faccia senza reale necessità. Magari il problema era saltuario e si è continuato a prendere i farmaci in automatico, oppure i medici non hanno più considerato la possibilità di smettere dopo un ricovero ospedaliero, situazione in cui spesso sono prescritti. Infine, semplicemente, è insorta l’abitudine e il farmaco è diventato terapia cronica.
Questi farmaci però non sono privi di rischi: molti studi dimostrano che l’assunzione per un periodo superiore a 2-3 anni può portare a svariati effetti collaterali. Il venire meno della barriera acida causa un massivo ingresso di batteri a livello intestinale con colonizzazione e proliferazione di patogeni talvolta difficili da debellare, una patologia detta SIBO.
Altre conseguenze della ridotta acidità gastrica sono le carenze vitaminiche: la vitamina B12 si trova in natura legata alle proteine animali e, una volta arrivata nello stomaco, grazie all’acidità viene resa disponibile per l’assorbimento nell’intestino tenue. Se però l’acidità è troppo bassa, l’assorbimento è incompleto e spesso insufficiente. Le conseguenze per la salute sono anemia (scarso assorbimento di ferro) e problemi del sistema nervoso. Un’analisi del sangue per vedere se c’è carenza vitaminica in chi assume questi farmaci da anni è pertanto consigliata, così come un’eventuale integrazione.
Nelle persone che assumono ormoni tiroidei in pastiglie ci può essere una diminuzione significativa dell’assorbimento del farmaco.
I problemi più seri derivanti dall’assunzione prolungata d’inibitori di acidità gastrica sono tuttavia quelli renali: la diminuzione della funzione dei reni e la carenza di minerali come potassio, magnesio, sodio e calcio possono provocare grandi problemi per la salute. Questi effetti si notano quando l’uso viene protratto per anni: in questo caso è importante ragionare col medico se sia il caso di controllare i valori di questi elettroliti nel sangue e la funzione renale.
In caso di uso saltuario o protratto per poche settimane questi farmaci si sono invece dimostrati molto sicuri.
Come smettere se si usano da anni? Ci sono almeno due modi per farlo in modo corretto, considerando il fatto che è possibile un aumento dell’acidità “di rimbalzo” se il corpo si è abituato nel tempo allo stimolo del farmaco.
Primo metodo: da un giorno all’altro
Le conseguenze per la salute derivanti da una sospensione brusca non sono gravi: per il controllo dei sintomi gastrici come dolore, bruciore di stomaco, nausea si possono usare in prima istanza dei semplici antiacidi: farmaci come Maalox, bicarbonato o Magnesia Bisurata presi al bisogno anche più volte al giorno controllano i sintomi. Anche rimedi naturali come aloe o il macerato glicerico di Ficus Carica possono essere utili ed efficaci. Nel caso non fossero sufficienti, si può riprendere il “protettore” per una settimana, adottando poi un altro modo di disassuefazione.
Secondo metodo: smettere progressivamente
Se si verifica una gastrite di rimbalzo non controllabile con gli antiacidi è il caso di procedere ad una diminuzione graduale del farmaco. Gli alti livelli dell’ormone gastrina che il corpo era stimolato a produrre per compensare l’effetto del farmaco durano qualche settimana: per tamponarli si può procedere dimezzando il dosaggio del farmaco per due settimane, passando poi ad un’assunzione ogni 48 ore, oppure ad un ulteriore dimezzamento della dose per altre 2 settimane. Questo schema dovrebbe proteggere da effetti spiacevoli, ma nel caso i sintomi ritornassero, si può, come nel primo caso, controllarli con gli antiacidi e riprendere l’uso del farmaco al bisogno per max 1-2 settimane in modo da non riattivare la dipendenza dal farmaco.
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Dobbiamo avere sempre la possibilità di cambiare idea: oggi ad esempio, è in discussione un’idea apparentemente consolidata e cioè che i grassi, specie se “saturi” (quelli di origine animale) facciano male, ed il colesterolo malissimo.
Quando assumiamo una compressa pensiamo che il rapporto sia semplicemente tra farmaco e organismo: il principio attivo viene assorbito, raggiunge il suo bersaglio e produce l’effetto desiderato.
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