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Sentirci bene: udito e salute

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L’udito è il nostro senso primario: il primo dei cinque organi di senso a svilupparsi nel feto e a favorire il contatto con l’ambiente esterno, e l’ultimo ad abbandonarci alla fine della vita o della coscienza. È quindi il nostro contatto fondamentale con la realtà, la porta di accesso privilegiata degli stimoli. Questa osservazione richiama alcune considerazioni.

Tutto il nostro linguaggio rispecchia questa importanza: sentire è un verbo che non è applicato solo all’udito ma anche a tutta la nostra capacità di percepire. L’udito, e l’orecchio, sono inoltre gli strumenti per posizionarci fisicamente in equilibrio nello spazio.

L’ascolto è il fondamento della relazione tra le persone: non basta solo vedere o percepire con il tatto, o gli altri sensi, ma sentire le parole, i toni, le inflessioni, riconoscere la voce di chi conosciamo.

Anche emettere un suono, una parola o un tono musicale, è nelle nostre possibilità perché sentiamo con l’udito, ed è condizionato da come sentiamo.

La musica, che è solo suono, è un vettore di sensazioni ed emozioni che supera anche la nostra dimensione consapevole muovendo elementi profondi della nostra anima.

La perdita di udito è quindi molto più che non sentire: è un fattore di isolamento dalla realtà e, come dimostrato molti studi, un importante fattore di rischio per la demenza.

La coscienza, la consapevolezza, la “presenza”, tutto quello che rappresenta il contrario della perdita progressiva di consapevolezza che viene tecnicamente chiamata demenza, sono attività che dipendono innanzitutto dagli stimoli che ci arrivano dall’ambiente esterno. Il fondamento del mantenimento di una buona consapevolezza è nella capacità di percepire correttamente il contesto fisico, relazionale, ambientale.

Una situazione che impedisce l’ingresso di stimoli, come la perdita dell’udito, favorisce, come fosse un muscolo, l’atrofia della capacità di percezione in generale e quindi, assieme ad altri elementi come una predisposizione genetica, l’ingresso nel circolo vizioso della demenza e del disagio psicologico legato all’isolamento.

Se l’udito è così importante, cosa possiamo fare per averne cura? Ecco alcuni suggerimenti.

  • Evitare i rumori estremamente forti: la perdita di recettori del suono legati ai traumi acustici è permanente. Vedi “Un buon udito si mantiene”
  • L’ascolto prolungato di musica, se il volume non è eccessivo, è certamente positivo, ma la bassa qualità di sistemi che “filtrano” i suoni per permetterne la compressione (tipo MP3) può portare alla perdita progressiva della capacità di percepire le frequenze più alte. Anche se non le sentiamo distintamente, queste contribuiscono a tenere in esercizio i muscoli dell’orecchio. La musica dal vivo è certamente la migliore, così come il canto.
  • La qualità sonora degli ambienti è importante: ambienti iperacustici (con molto rimbombo) o ipoacustici (che assorbono troppo i suoni dando una sensazione di ovattato) possono danneggiare l’udito nel lungo periodo.
  • Passare molto tempo all’aria aperta è la condizione migliore per la varietà, quantità e qualità degli stimoli acustici e per la tendenza naturale che abbiamo a prestare attenzione ai suoni ambientali che nasce dalla nostra storia evolutiva più antica. Vedi “Un mondo con gli occhiali”
  • La stimolazione legata ad un ambiente sociale e relazionale positivo è naturalmente di grande importanza.
  • Anche in caso di perdita di udito non bisogna perdere le speranze: esistono tecniche per esercitarlo ed apparecchi in grado di aiutare con un buon grado di efficacia.

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