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Riutilizzare (e smaltire) le mascherine chirurgiche

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Le mascherine chirurgiche sono diventate un pezzetto della nostra vita quotidiana colorando di azzurro i visi di tutte le persone che incontriamo. Sparite dalla circolazione per troppo tempo ora sono reperibili un po’ più facilmente ed a prezzo ragionevole, ma ci sono un paio di motivi per riutilizzarle: è bene infatti evitare costi inutili ma anche un impatto eccessivo sull’ambiente. Lo spreco è sempre una brutta cosa.
La qualità della filtrazione è relativamente modesta per questa tipologia di mascherine, ma sufficiente per proteggere dalle occasioni di contagio più frequenti noi stessi ed anche gli altri. L’importante è che mantengano le loro caratteristiche fisiche.
Il tessuto non tessuto con cui sono fatte (polipropilene, di solito) è abbastanza resistente: se non vengono indossate troppo a lungo e non tutti i giorni, ad esempio per una mezzora per fare la spesa, si possono tranquillamente riutilizzare. Non si tratta infatti di proteggersi da contatti prolungati con dei malati ma solo da un incontri occasionali.
Il miglior modo di riutilizzarle è quello di lasciarle all’aria almeno 48 ore, questo è un tempo sufficiente per fare in modo che i virus eventualmente rimasti sulla mascherina non sopravvivano. Se una persona ha due o tre mascherine di cui necessita saltuariamente è sufficiente quindi utilizzarle a rotazione.
Se invece l’utilizzo si protrae per molte ore, come accade a chi lavora col pubblico, lo sguardo al mantenimento delle caratteristiche fisiche deve essere più attento e se ci accorgiamo che le fibre hanno perso la consistenza è meglio buttare la mascherina.
Nell’ottica di evitare gli sprechi e salvaguardare la funzione lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha diffuso una nota in cui descrive una procedura per una sanificazione accurata delle mascherine. Pur non certificata ufficialmente e consigliata solo a chi non le usa per operare in presenza di persone infette o in ambienti ad alto rischio, risulta scientificamente ragionevole. Prudenzialmente è suggerito di non ripeterla per più di tre volte perché il materiale tende ad alterarsi.
Una versione della stessa procedura applicabile facilmente anche a casa prevede che, dopo l’uso prolungato, la mascherina venga nebulizzata uniformemente e da ambo i lati con una soluzione alcolica a 70°, senza eccedere nella bagnatura, e quindi lasciata asciugare appesa in un posto pulito ed arieggiato. I nebulizzatori da giardino, quelli per le piante o i fiori, accuratamente puliti, vanno benissimo. Naturalmente anche le mani, nel fare queste operazioni, devono essere precedentemente lavate con cura.
È possibile usare l‘alcol denaturato diluito fino alla gradazione opportuna (due terzi di alcol ed un terzo di acqua, in volume), ma attenzione al fatto che può lasciare per alcune ore un odore sgradevole dovuto alle sostanze denaturanti. L’alcol per uso liquoristico diluito nello stesso modo costa di più, ma risulta certamente migliore, non lasciando alcun odore.
Lo smaltimento: per ora senza dubbio nell’indifferenziato (il cosiddetto secco), in futuro vedremo se ci saranno indicazioni diverse.

 

Leggi qui per Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare

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