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Riutilizzare (e smaltire) le mascherine chirurgiche

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Le mascherine chirurgiche sono diventate un pezzetto della nostra vita quotidiana colorando di azzurro i visi di tutte le persone che incontriamo. Sparite dalla circolazione per troppo tempo ora sono reperibili un po’ più facilmente ed a prezzo ragionevole, ma ci sono un paio di motivi per riutilizzarle: è bene infatti evitare costi inutili ma anche un impatto eccessivo sull’ambiente. Lo spreco è sempre una brutta cosa.
La qualità della filtrazione è relativamente modesta per questa tipologia di mascherine, ma sufficiente per proteggere dalle occasioni di contagio più frequenti noi stessi ed anche gli altri. L’importante è che mantengano le loro caratteristiche fisiche.
Il tessuto non tessuto con cui sono fatte (polipropilene, di solito) è abbastanza resistente: se non vengono indossate troppo a lungo e non tutti i giorni, ad esempio per una mezzora per fare la spesa, si possono tranquillamente riutilizzare. Non si tratta infatti di proteggersi da contatti prolungati con dei malati ma solo da incontri occasionali.
Il miglior modo di riutilizzarle è quello di lasciarle all’aria almeno 5 giorni, questo è un tempo sufficiente per fare in modo che i virus eventualmente rimasti sulla mascherina non sopravvivano. Se una persona ha quindi alcune mascherine, almeno 6, è sufficiente utilizzarle a rotazione: ci vuole solamente un po’ di attenzione nell’organizzazione.

Questo sistema è utile anche per riutilizzare le mascherine FFP2, che sono notoriamente molto più costose delle chirurgiche.

Se invece l’utilizzo si protrae per molte ore, come accade a chi lavora col pubblico, lo sguardo al mantenimento delle caratteristiche fisiche deve essere più attento e se ci accorgiamo che le fibre hanno perso la consistenza è meglio buttare la mascherina.

Nell’ottica di evitare gli sprechi e salvaguardare la funzione lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze ha diffuso una nota in cui descrive una procedura per una sanificazione accurata delle mascherine con alcool a 70°.
Una versione della stessa procedura applicabile facilmente anche a casa prevede che, dopo l’uso prolungato, la mascherina venga nebulizzata uniformemente e da ambo i lati con una soluzione alcolica a 70°, senza eccedere nella bagnatura, e quindi lasciata asciugare appesa in un posto pulito ed arieggiato. I nebulizzatori da giardino, quelli per le piante o i fiori, accuratamente puliti, vanno benissimo. Naturalmente anche le mani, nel fare queste operazioni, devono essere precedentemente lavate con cura.

Il problema di questa modalità di disinfezione è che tende ad alterare la qualità delle fibre filtranti diminuendone radicalmente l’efficacia, da cui la raccomandazione di non ripeterla per più di tre volte. Lo smaltimento: per ora senza dubbio nell’indifferenziato (il cosiddetto secco), in futuro vedremo se ci saranno indicazioni diverse.

 

Leggi qui per Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare

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