La dieta sana e l’esercizio fisico sono gli strumenti fondamentali per ridurre l’infiammazione cronica aiutando quindi a prevenire la lunga lista di patologie che all’infiammazione sono correlate.
Qual è la dieta che garantisce una maggiore sopravvivenza? Quella mediterranea è la più supportata da studi che ne confermano l’utilità: molti vegetali, moderazione, poca carne, molto pesce e olio di oliva.
Sembra però che la dieta ottimale sia la cosiddetta “pesco-vegetariana”, cioè una dieta vegetariana in cui l’unico alimento di origine animale è il pesce.
Perché il pesce e non la carne? Fondamentalmente per il contenuto di quegli acidi grassi essenziali che complessivamente si chiamano Omega3, un nome che deriva dalla loro struttura chimica.
Questi acidi grassi hanno una serie di funzioni importanti e sono presenti soprattutto nei pesci come il salmone, le sardine, le acciughe, le aringhe, la trota e il tonno.
Il meccanismo di funzionamento è particolare, complesso e non ancora completamente chiarito. La proprietà principale sembra essere quella antinfiammatoria e poiché sono numerose le malattie che dipendono dalla presenza di mediatori dell’infiammazione, una loro modulazione può essere un buon modo per controllarle.
Dalla loro presenza e quantità derivano una grande famiglia di sostanze, frutto del loro metabolismo, che hanno effetto antinfiammatorio sia direttamente, modulando qualità e quantità di mediatori con un ruolo importante nella progressione dell’infiammazione, sia indirettamente sostituendo i precursori di mediatori infiammatori rendendoli meno attivi. Interferiscono poi positivamente sui percorsi di segnalazione intracellulare, limitando ad esempio l’influenza delle cellule infiammate su quelle circostanti, e anche sull’attività di fattori attivi sull’espressione di alcuni geni. Una serie di azioni quindi molto diverse tra loro ma generalmente limitanti l’infiammazione e con effetto dipendente dalla dose. Più sono presenti più funzionano. Comunque in modo ben diverso dai farmaci antinfiammatori e quindi senza effetti collaterali di rilievo.
Molti degli studi controllati con placebo sull’olio di pesce nelle malattie infiammatorie croniche rivelano benefici significativi, tra cui una ridotta attività della malattia e un uso ridotto di farmaci antinfiammatori.
Il consumo regolare di pesce contenente Omega3 riduce poi il rischio di morte per malattie cardiovascolari, il campo forse più indagato a questo proposito, alterando i fattori lipidici (colesterolo ecc.) ed emostatici (come l’aggregazione piastrinica e il tempo di sanguinamento) riducendo il rischio di trombosi, ma ha effetti su tutte le malattie con una componente infiammatoria.
Un piatto di pesce una volta al giorno non può fornire gli 840 mg/giorno di EPA+DHA somministrati nello studio più importante, quello che ha dimostrato di ridurre il rischio di morte cardiaca improvvisa nei pazienti dopo l’infarto. Tuttavia, almeno due pasti a base di pesce a settimana dovrebbero essere consumati come misura preventiva anche da persone senza patologie coronariche. In caso di coronaropatia documentata, è stato consigliato di consumare circa 1 g al giorno di Omega3.
In generale una somministrazione quotidiana di Omega3 come integratore in capsule può essere altrettanto utile ma più facile da mantenere di un’alimentazione molto ricca di pesce, specie per le persone che vivono lontano dai maggiori mercati ittici.
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