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distanza di sicurezza

L’uso delle parole giuste è importante. Riflettiamo sulla differenza tra distanziamento fisico (necessario in una fase di epidemia pericolosa) e distanziamento sociale: c’è bisogno di una società coesa nei periodi difficili, lo abbiamo visto proprio ora. La nostra responsabilità individuale, attraverso le nostre azioni, si rispecchia negli effetti che ha su tutta la società. Se la società è coesa, costituita da individui responsabili e guidati da un approccio razionale, allora è la migliore arma a nostra disposizione anche per combattere le pandemie. Distanziamento fisico, quindi, ma coesione sociale.

La paura è uno strumento per la sopravvivenza, ma raramente è una buona consigliera. Nelle società complesse come la nostra la paura va affrontata con razionalità: il timore dell’infezione non può essere la nostra unica guida in questo periodo. È bene ragionare quindi sulle misure razionalmente utili per proteggersi dalle infezioni delle vie respiratorie.

Ecco alcune regole razionali:

  • se si è ammalati si rimane a casa: febbre, tosse, raffreddore sono condizioni pericolose per gli altri, e quindi abbiamo capito quanto sia importante non trascurarle. Questa raccomandazione è valida sia in questo caso che per qualsiasi altra influenza: responsabilità sociale.
  • A uno o due metri di distanza si può interagire con le persone senza difficoltà, non ci si contagia a guardarsi negli occhi, e nemmeno a sfiorarsi; inoltre quando si indossa la mascherina si è in una condizione di notevole sicurezza.
  • Abbiamo capito che i luoghi affollati, lo stare ammassati agli altri nelle code, nei negozi, nei locali pubblici, può essere insalubre. Se sappiamo di avere un’infezione respiratoria di qualsiasi tipo dobbiamo evitare ogni affollamento. Stiamo scoprendo che rispettare lo spazio vitale delle altre persone è una cosa bella e auspicabile. Quante volte ci siamo spintonati, ammassati, compressi, abbiamo litigato per avanzare di qualche metro. Forse questo sta cambiando, probabilmente sarà meglio per tutti.
  • Alcuni dei luoghi che frequentiamo possono essere potenzialmente pericolosi. Gli ospedali, dopo un primo momento d’impreparazione si sono attrezzati correttamente; come questi molte altre strutture che si stanno organizzando per mettere in sicurezza chi le frequenta. Potremo tornare a scuola, nelle case di riposo a trovare i nostri nonni ecc.
  • Le persone con cui conviviamo condividono con noi molte cose, anche l’aria che respiriamo: se siamo ammalati adesso sappiamo come proteggerle, ma se stiamo tutti bene non ha senso stare distanti.
  • Passeggiare all’aperto, fare sport, giocare: tutto questo è salutare e non pericoloso se chi è ammalato non prende parte a queste attività. Di nuovo una questione di responsabilità sociale.
  • Chi è da solo non può contagiare né essere contagiato, quindi non serve che indossi la mascherina, meglio che respiri liberamente.

Sappiamo che le persone che si stanno ammalando, ma ancora asintomatiche, sono contagiose, quindi non possiamo escludere a priori che la persona con cui stiamo parlando possa esserlo. Però la protezione totale non esiste: le infezioni respiratorie continueranno a circolare tra noi e noi ci conviveremo come abbiamo sempre fatto, però abbiamo imparato che possiamo fare qualcosa per salvaguardare la nostra e l’altrui salute.

Valutare il rischio diventerà un’abilità comune che necessita della collaborazione di tutti: se in un luogo affollato conoscere il rischio è impossibile, nella relazione con i conoscenti, amici, parenti e altre perone vicine, la consapevolezza, l’onestà e la trasparenza reciproche sono quello che ci permette di riprendere una relazione normale.

 

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