La Boswellia serrata è un albero deciduo diffuso in alcune zone dell’India e dell’Himalaya occidentale.
Dall’incisione del tronco di questa pianta si ottiene un essudato di colore giallastro composto da resina, gomma e olio essenziale, che essiccato forma dei grumi grigiastri con odore di incenso. L’incenso comune è ricavato da piante dello stesso genere (Boswellia) ma di specie diverse che vivono nell’Africa orientale, mentre la varietà serrata è quella di uso farmaceutico.
L’olio essenziale che si ricava dalla distillazione della resina è utilizzato in aromaterapia e gli vengono attribuite proprietà antisettiche, espettoranti e calmanti sul piano emotivo.
In fitoterapia invece si usa la gommoresina che contiene molte sostanze, variabili in quantità a seconda delle condizioni della pianta: quella di uso farmaceutico è di solito valutata in base al contenuto di acidi boswellici, anche se l’azione è sempre da attribuire non solo a una o poche sostanze ma all’insieme del fitocomplesso.
L’uso tradizionale nella medicina indiana Ayurvedica è rivolto a un’ampia serie di problematiche, soprattutto riguardanti l’infiammazione e le infezioni croniche.
Da questi usi consolidati da secoli ne è derivato l’utilizzo anche nella medicina fitoterapica moderna che ha confermato l’azione antinfiammatoria identificandone il meccanismo di azione.
Un aspetto interessante dell’azione antinfiammatoria di boswellia è quello di non presentare i caratteristici effetti gastrolesivi dei farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), perché i suoi composti attivi non agiscono sulla sintesi delle prostaglandine, le sostanze responsabili del dolore e dell’infiammazione ma che hanno anche la funzione di attivare la secrezione del muco gastrico che protegge la mucosa dello stomaco. Nella cascata di reazioni che stanno alla base del processo infiammatorio la boswellia, come altre piante tra cio la curcuma, agisce a un livello diverso rispetto ai FANS.
Un’altra azione importante da considerare è che impedisce la distruzione dei tessuti spesso associata all’infiammazione come accade nell’artrosi o nell’artrite favorendo la guarigione dei tessuti danneggiati.
Anche gli studi condotti in ambito clinico hanno evidenziato le potenzialità della boswellia e degli acidi boswellici nei confronti delle malattie infiammatorie croniche dell’apparato muscolo scheletrico alleviando, appunto, l’infiammazione, quindi il dolore ma anche la rigidità articolare e migliorando le condizioni dei tessuti coinvolti.
Studi clinici hanno rilevato un’analoga azione positiva anche nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, dal morbo di Crohn alla sindrome dell’intestino irritabile.
Quando c’è un’infiammazione prolungata sia a livello articolare che intestinale quindi, la boswellia è un aiuto efficace e sicuro che è ragionevole utilizzare sia da solo che associato ad altre cure sia naturali, come la curcuma o l’artiglio del diavolo, che con i normali farmaci antinfiammatori usato in terapia.
La sicurezza è notevole: a parte la precauzione di non usarla in gravidanza e durante l’allattamento e qualche non frequente fastidio gastrointestinale, non sono riportati problemi di alcun tipo.
Nella monografia dell’OMS relativa alla Boswellia serrata la dose consigliata negli stati infiammatori è di 300-400 mg di estratto secco standardizzato con un tenore di almeno il 60% di acidi boswellici, da assumere tre volte al giorno per un massimo di 1200 mg. Gli studi suggeriscono che gli effetti benefici si riscontrano dopo almeno 4 settimane, quindi cicli di uno o due mesi possono essere ragionevoli.
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