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Il dolore: tanti dolori diversi

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Il dolore è una strategia fondamentale per la sopravvivenza perché permette all’organismo di percepire il pericolo causato da un danno, ma talvolta diventa esso stesso il problema. Dal momento che ci sono diversi tipi di dolore, capire di quale si tratta è fondamentale per poter impostare una risposta corretta.
Il dolore infiammatorio è causato da un danno ai tessuti, come avviene ad esempio dopo un trauma, un’operazione chirurgica o una patologia infiammatoria cronica (artrite o artrosi). In questi casi, le cellule danneggiate e infiammate rilasciano delle sostanze che attivano i cosiddetti nocicettori, ovvero dei neuroni che segnalano al cervello la presenza di uno stimolo doloroso.
Il dolore neuropatico: l’ipersensibilità che gli è correlata è associata a danni o cambiamenti patologici nel sistema nervoso periferico, come ad esempio nella neuropatia diabetica, nella nevralgia post erpetica e nella sclerosi multipla.
Il dolore funzionale infine è un concetto relativamente nuovo, legato ad un’anormale elaborazione o funzione da parte del sistema nervoso centrale di stimoli normali, come succede ad esempio nei casi di fibromialgia o di sindrome dell’intestino irritabile.

Questi diversi tipi di dolore possono però intrecciarsi: quando l’infiammazione persiste, ci possono essere dei danni permanenti dovuti alla sensibilizzazione, ovvero alla stimolazione continua dei nervi che trasmettono il dolore. Questo causa un aumento dell’intensità del dolore e un’ulteriore complicazione terapeutica, con persone che sperimentano sintomi pressoché intrattabili, proprio a causa della degenerazione delle strutture nervose: il dolore diventa quindi neuropatico e può associarsi a quello funzionale.

I modi in cui la farmacologia moderna tratta il dolore sono differenti a seconda della sua origine.

I più importanti e conosciuti antinfiammatori sono i cosiddetti FANS (Aspirina, ibuprofene, naprossene ecc.), usati per ridurre la presenza di alcune specifiche molecole infiammatorie (prostaglandine) nella zona dove origina il dolore.

Il cortisone e derivati sono invece usati per diminuire la sintesi di molecole che aumentano l’infiammazione ma anche la sensibilizzazione al dolore, una sorta di ipersensibilità al dolore che si traduce in una sua cronicizzazione.

Poi ci sono gli analgesici non antinfiammatori, come ad esempio il paracetamolo, generalmente più tollerato e considerato quindi di prima linea.

Gli antidolorifici ritenuti più forti sono i derivati dell’oppio (morfina, codeina, i loro derivati) e un ampio numero di molecole di sintesi, spesso usate in terapia. Questi agiscono sulla percezione del dolore.

In fitoterapia sono correntemente utilizzate piante quali boswelia, curcuma e artiglio del diavolo, a seconda del tipo di dolore.

Quando non si riscontra un miglioramento con questi farmaci, si può ipotizzare che si tratti di un dolore neuropatico o funzionale: in questo caso gli strumenti utilizzati sono altri e il più delle volte soggetti a prescrizione medica. Spesso infatti si tratta di usi particolari di farmaci, o combinazioni di rimedi, destinati originariamente ad altre terapie.

 

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