Il fico (Ficus carica) è un albero originario dell’Asia occidentale, del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente molto apprezzato per i suoi deliziosi frutti dolci e appetitosi.
Le gemme fresche usate in gemmoterapia e da cui si ricava il macerato glicerico, sono la parte più interessante della pianta dal punto di vista fitoterapico perché contengono, tra i molti componenti, enzimi simili a quelli pancreatici.
In realtà non si conosce bene il meccanismo di azione: la ricchezza e complessità dei principi attivi contenuti nel fico e la loro intricata interazione con numerose funzioni biologiche, dai mediatori infiammatori ai fattori di crescita, dai fattori di trascrizione da DNA e RNA ai recettori immunitari, a una molteplicità di enzimi e proteine a tanti altri siti, rendono improbabile che si possa identificare un meccanismo di azione semplice. Rimane quindi la sua efficacia e sicurezza.
Il macerato glicerico si usa per sostenere la secrezione gastroduodenale, regolarizzare la motilità intestinale, ridurre l’eccessiva secrezione acida dello stomaco e moderare gli spasmi della muscolatura liscia.
Per questo motivo è utilizzato nelle dispepsie, specie di origine ansiosa, ed in particolare nel reflusso gastroesofageo, normalizzando le contrazioni dello stomaco, la tenuta del cardias, e attenuando l’iperacidità.
E’ utile anche nelle comuni gastriti e nelle disfagie, sempre più frequenti a causa dello stile di vita stressante e ai pasti frettolosi.
Può essere opportuno associarlo a un altro macerato glicerico, il Ribes nigrum, che ha dimostrato essere un buon antinfiammatorio gastrico, pare grazie a una diretta stimolazione della corteccia surrenale, e a Tilia gemmoderivato, utile per la sua azione rilassante e antispastica.
In primavera e autunno, quando lo stomaco è particolarmente sensibile al cambio di stagione, si può utilizzare a scopo preventivo; altrimenti è possibile affiancarlo alla terapia tradizionale nelle gastriti croniche.
Normalmente si assumono 50 gocce di macerato glicerico di Ficus carica 2 volte al giorno, mattina e sera, in poca acqua. La cura di solito prosegue per un mese e viene eventualmente ripetuta durante l’anno.
Palmitoiletanolamide è davvero una parolaccia impossibile da pronunciare: chiamiamola confidenzialmente PEA, che è meglio.
È una sostanza naturalmente presente nel nostro corpo
Quando assumiamo una compressa pensiamo che il rapporto sia semplicemente tra farmaco e organismo: il principio attivo viene assorbito, raggiunge il suo bersaglio e produce l’effetto desiderato.
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