Lo studio è un mestiere faticoso. Ciascuno, secondo la sua età, si trova ad affrontare una fatica importante, uno stress che, anche da piccoli, può influenzare in maniera non sempre positiva la vita dei nostri bambini e ragazzi. Molte mamme hanno quindi il desiderio di aiutare i loro figli, ma come?
Possiamo immaginare due modi: aiutarli ad affrontare la fatica, o provare a diminuirla.
Il primo modo aiuta a trovare quei sistemi che permettono di superare con le proprie forze la difficoltà. Imparare a studiare vuol dire scoprire quei modi di fare, quelle tecniche, quei trucchi del mestiere che con intelligenza ed impegno permettono di gestire e superare i propri limiti attuali. Alla base di tutto questo c’è l’interesse, la curiosità, il desiderio di crescere, il piacere: cioè la motivazione. Coltivare, sviluppare, sostenere la motivazione, il senso del piacere, assieme al suggerire le “tecniche” per imparare è la cosa migliore che un genitore può fare.
Per diminuire la fatica, l’altra possibilità, si possono fare i compiti al loro posto, ma impareranno poco. Altre volte viene chiesto aiuto ai farmaci. Questo ha due difetti: non funziona ed è invece diseducativo.
Le uniche sostanze che possono, temporaneamente, diminuire la fatica sono da anni vietate perché molto pericolose. Le altre non funzionano: la fatica è una risposta naturale ed importante allo stress e non si può eliminare; intelligenza, memoria, resistenza non sono qualità “fisiche” ma delle capacità che si sviluppano. Dal punto di vista educativo, somministrare farmaci è però un problema. Il messaggio che passa attraverso l’aiuto del farmaco è: “se non ce la faccio posso chiedere aiuto a qualcosa che non sono io; se non ce la faccio non è colpa mia”. Questo, nel tempo, si può trasformare facilmente in: “se ho una difficoltà posso/devo prendere qualcosa che mi aiuta”. Può sembrare un salto troppo grande, ma è bene sapere che l’uso delle droghe (per risolvere i problemi di infelicità) o il doping (per risolvere quelli di prestazione) hanno una loro matrice originaria proprio in queste idee. Non li aiutiamo a crescere, così.
Il Ministero della Salute ha emesso una raccomandazione ai medici che dice: l’uso di sigle, abbreviazioni, acronimi, e simboli nelle ricette mediche può indurre in errore e causare danno ai pazienti, quindi cercate di evitarne l’uso. Ques...
Quando assumiamo una compressa pensiamo che il rapporto sia semplicemente tra farmaco e organismo: il principio attivo viene assorbito, raggiunge il suo bersaglio e produce l’effetto desiderato.
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Qual è la differenza tra la carne bianca e quella rossa? Non una questione alimentare ma funzionale: perché sono diversi il vitello e il manzo? E a cosa ci serve saperlo?
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