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Emozioni: quale equilibrio?

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Sotto sotto, chi è che ci muove? Qual è il “primo motore” delle nostre azioni?

Forse è bene essere informati del fatto che non è la nostra volontà: c’è qualcosa di più profondo, che ci muove, e questo sono le nostre emozioni

Anche dal punto di vista evolutivo, questo “motore” è più antico della capacità di pensare e volere consapevolmente: prima si sente, poi si reagisce, poi si pensa e quindi si vuole.

Così siamo fatti noi, così crescono i bambini, e in questa sequenza si è sviluppato il nostro fisico, la psiche: è la nostra storia evolutiva.

Questo ci spiega come mai non è sempre facile fare scelte ragionevoli: bisogna governare le nostre pulsioni emotive, e aspettare che entri in funzione la zona del cervello che si occupa di integrare e controllare consapevolmente le varie funzioni, la neocorteccia.

Perciò sapere come funzionano le emozioni può essere utile.

Una lettura moderna integra gli studi psicologici con l’osservazione del cervello da un punto di vista fisico, essendo questo un organo complesso ma abbastanza ordinato. Ogni zona del cervello, si sa, aggrega i neuroni che si occupano di qualche funzione: vista, udito, parola, ecc.. Le funzioni più raffinate sono sulla superfice della corteccia; tra le strutture più interne, invece, che sono evolutivamente anche le più antiche, ci sono proprio quelle che si occupano di emozioni.

Sono state identificate sette aree profonde, dei circuiti neuronali, sede di sette “sistemi emotivi”, sette emozioni fondamentali la cui attivazione, inibizione o interazione porta a creare la nostra complessa e raffinata vita emotiva.

Ce ne sono di brutte e di belle, ma tutte necessarie alla vita. Collera (aggressività, territorialità), paura (ansia ed evitamento), tristezza (sofferenza, panico), desiderio sessuale (piacere e sensualità), gioco (gioia e socialità), cura (o accudimento); infine una detta “ricerca”.

Quest’ultima emozione, o sistema emotivo, è particolare perché interagisce trasversalmente con tutti le altre: è l’emozione che ci permette di immaginare un cambiamento, che cerca una soluzione quando abbiamo un problema, è il desiderio, la voglia di cambiare.

Quando uno di questi sistemi è poco o troppo attivato, a causa di elementi genetici (innati, quindi) o biografici, come l’educazione o esperienze traumatiche, sorgono problemi: non è difficile immaginare quali, emozione per emozione.

Nel caso del sistema della ricerca un’attività “ipo” favorisce lo stato di depressione, ma anche “l’iper” non è salubre: quando l’immaginazione è fuori controllo, il rischio è la psicosi.

Cosa vuol dire tutto questo, se si ragiona di salute?

Sappiamo che le emozioni sono una parte decisiva, profonda, vera, consistente per quanto impalpabile della nostra vita. Che tutte agiscono anche a livello fisico spronandoci, dandoci voglia e motivazione, ma anche togliendoci energia, svuotandoci di forza e di capacità vitale, modificando la nostra biochimica e la nostra capacità di reagire all’ambiente.

Conoscerle, e dare loro un nome, saperle identificare nel nostro agire e capire quando rispettarle e quando invece è necessario governarle, è fondamentale per vivere bene e in salute. Anche in questo caso, come conferma ogni ricerca in questo campo, è questione di cercare e gestire un sottile equilibrio dinamico.

Il nostro strumento per governarle? Viene chiamato “Controllo neocorticale”, cioè attivare la neocorteccia, il pensiero: fare un bel respiro e riflettere su chi si vuole essere.

per saperne di più:https://www.ibs.it/archeologia-della-mente-origini-neuroevolutive-libro-jaak-panksepp-lucy-biven/e/9788860306883

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