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Meglio pensarci prima: la dichiarazione anticipata di trattamento (DAT)

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Silvia ha poco più di sessant’anni. I genitori sono morti tutti e due, e ambedue dopo il lungo percorso del morbo di Alzheimer. Che probabilità ha di ammalarsi anche lei di quella malattia?

Certamente di più di Luigi: anche lui poco più di sessant’anni, i genitori ultranovantenni, lucidi ma acciaccati. Non solo i genitori: anche gli zii paterni e materni non vogliono lasciare questo mondo, qualcuno è più attivo, altri aiutati da una badante, altri, più malconci, in casa di riposo.

Per Silvia decidere cosa sarà di lei quando potrebbe essere ammalata, è un pensiero importante: per se stessa, ma anche pensando ai suoi cari che potrebbero doversi fare carico dei suoi bisogni.

Ma anche a Luigi, consapevole di non essere poi così lontano da quando potrebbe trovarsi nelle condizioni attuali dei suoi genitori, piacerebbe poter stabilire fino a che punto e come farsi curare. Non vuole per sé lo strazio di cure che ha visto subire ad alcuni suoi parenti.

Dal 2017 la dichiarazione anticipata di trattamento (DAT) è lo strumento che la legge mette a disposizione di tutti e due.

Un pezzo di carta, o una videoregistrazione, in cui ogni maggiorenne in grado di intendere e di volere può lasciare disposizioni sulle cure in caso di futura incapacità all’autodeterminazione, ed in cui può essere nominata una persona di fiducia che lo rappresenti. La legge stabilisce che una persona acquisisca adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte, e che l’atto sia depositato da un notaio o consegnato personalmente all’ufficio dello Stato civile del comune di residenza.

Un documento che può essere in ogni momento modificato o annullato, ma di cui il medico dovrà tenere conto, qualora ve ne fossero le condizioni.

Togliere il pensiero e la responsabilità ai familiari su quali potrebbero essere le scelte fatte da un anziano, o da una persona che ha perso consapevolezza di sé, se fosse nel pieno delle sue facoltà, è un dono alle persone vicine, ed essendo un dono è forse ancor più importante che non decidere della propria sorte; ma anche questo non è poco.

La nostra vita, per quanto lunga, e ci auguriamo felice, prima o poi dovrà concludersi. La medicina e la tecnologia medica ci sono oggi di grande aiuto, ma sono giunte a dei livelli di quasi onnipotenza che la nostra coscienza deve poter gestire.

La morte era una volta una dimensione totalmente ingovernabile, quando ci si avvicinava tutti smettevano di “fare” per limitarsi ad assistere: oggi tutti noi abbiamo conosciuto dei casi in cui, di fronte a malati senza reali possibilità di una sopravvivenza dignitosa, qualcuno ha dovuto decidere se proseguire o no, se insistere nelle cure, anche per anni, o accompagnare verso una morte dignitosa.

Se ci riflettiamo ora, questo aiuta tutti: noi stessi, i nostri cari, i medici che potrebbero averci in cura. Se lo mettiamo sulla carta, diamo concretezza a questo aiuto.

 

Per saperne di più: http://www.salute.gov.it/portale/dat/dettaglioContenutiDat.jsp?lingua=italiano&id=4954&area=dat&menu=vuoto

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