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Dermatite atopica: che fare?

dermatite atopica

 Curare da piccoli, curare dolcemente e proteggere: questo potrebbe essere il succo di quello che bisogna fare.

La dermatite atopica è una malattia cronica e spesso recidivante. Partendo da una componente genetica, porta il sistema immunitario della pelle a creare infiammazione, perdita dell’efficacia della barriera cutanea e sviluppo di popolazioni anomale di Stafilococco aureo.

La pelle si assottiglia, si ha prurito, disidratazione, formazione di eritemi con croste che infastidiscono enormemente il bambino. È infatti una malattia che colpisce oltre il 20% dei lattanti e che evolve, con forme meno intense ma sempre fastidiose, nei bambini e negli adolescenti.  Ma non finisce qui: chi ha avuto una dermatite atopica ha una probabilità molto maggiore degli altri di sviluppare, in età giovanile o adulta, altre malattie legate ad un’esagerata reattività immunitaria, dalle semplici allergie alle malattia autoimmuni (che sono tante e importanti).

L’obiettivo della terapia è rompere il circolo vizioso infiammazione > iperreattività > infezione > infiammazione spegnendo quest’ultima, ripristinando la barriera cutanea e riducendo la colonizzazione batterica patogena.

Curare da piccoli: è dimostrato che i bambini curati nei primi due anni hanno una probabilità inferiore di oltre un terzo di sviluppare allergie ed altre alterazioni immunitarie da grandi.  Quindi non trascuriamo la dermatite atopica, agiamo subito.

Curare dolcemente: uno studio scientifico importante ha dimostrato che, a 4 mesi dalla cura, l’acqua termale di Comano era superiore alla terapia con cortisonici in crema per minor numero di recidive, maggior tempo libero dalla malattia e minor necessità di ulteriori cure. Le cure dolci modificano la situazione in modo più lento, ma duraturo. Probabilmente promuovono la stabilizzazione di un microbiota della pelle più equilibrato, cioè con una adeguata biodiversità.

Il cortisone qualche volta ci vuole, se l’infiammazione è “ingovernabile” con altri sistemi. Malva, camomilla e calendula sono ottimi antinfiammatori naturali se veicolati nel modo giusto; anche i bagni con disinfettanti (Euclorina) possono essere necessari se la componente batterica è esagerata (Stafilococco aureo, di solito). Ma tutto questo per il periodo più breve possibile.

Proteggere: la crema emolliente è uno strumento straordinario ed indispensabile per ripristinare la funzionalità cutanea. Il modo giusto per applicarla è immediatamente dopo il bagno, quando la pelle è ancora bagnata, in modo da migliorare davvero l’idratazione. Si usa in dosi abbastanza generose e si spalma fino a che viene completamente assorbita. Se si usa dopo aver bagnato la pelle con acqua di Comano ancora meglio. Naturalmente la crema deve essere la più semplice possibile, senza profumi o componenti che possono sensibilizzare un alcun modo.

 

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