Le attuali creme solari, se prodotte da industrie di una certa qualità, sono tutte adeguate a svolgere il loro lavoro di filtro dei raggi UV: sono sicure, e possono essere scelte in base alla gradevolezza e praticità, oltre che per il fattore di protezione.
Il latte solitamente è adeguato per le superfici ampie (corpo), mentre le creme si usano per quelle più piccole (viso), gli spray sono pratici ma, se trasparenti, un po’ difficili da dosare.
Per scegliere la protezione più adeguata, il criterio fondamentale è dato dal tipo di pelle, tecnicamente detto fototipo. Il fototipo 1 e 2 (pelle chiara che si scotta facilmente, capelli rossi o biondi ed occhi chiari) ha sempre bisogno di una protezione molto elevata (50), gli altri, dal castano al nero, progressivamente meno.
La crema però è solo una delle cose a cui pensare per proteggersi dal sole e non è nemmeno la più importante.
Se si sta al sole, la lista delle priorità è questa: apparentemente banale, ma non per questo meno importante.
L’obiettivo è evitare assolutamente le scottature, che sono un importante fattore di rischio non solo per l’invecchiamento precoce della pelle, ma soprattutto per il melanoma, il tumore della pelle più pericoloso.
La protezione dal melanoma è incentrata soprattutto sul bambino: anche se lo sviluppo della malattia è più tardivo (tra i 30 e i 40 anni è il momento della massima frequenza di insorgenza), la somma dei danni cellulari arrecati negli anni precedenti, in particolare prima della pubertà, ne è la radice.
Si può osservare anche questa cosa curiosa: il melanoma non è un tumore democratico, non è indifferente al “ceto” o all’origine. Se è vero che in generale diminuendo il livello socioculturale delle persone, mediamente, queste hanno un’aspettativa di vita minore (e si ammalano di più), nel caso del melanoma è vero il contrario: i cittadini e le persone con maggiore livello socioculturale sono mediamente più a rischio. Forse per il fatto che le persone più benestanti vanno più spesso in vacanza, esponendosi al sole saltuariamente, ma con alto rischio di scottature? È un’ipotesi che ha una sua credibilità.
Non dimentichiamo infine la vitamina D, nel qual caso il sole fa bene perché è un fattore determinante per la sua produzione e il mantenimento delle scorte.
La quantità giusta di sole, quindi, è quello che ci vuole: né troppo né poco. Un’esposizione di circa 20 minuti per tre volte la settimana di collo, viso e braccia, in assenza di carenze particolari, è sufficiente a soddisfare tutto il fabbisogno di vitamina D. Uno studio nei paesi nordici ha dimostrato che le donne che sono meno esposte al sole rischiano di sviluppare tumori come i fumatori. Quindi, se troppo sole è pericoloso, anche poco sole fa male.
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