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Covid: possiamo rilassarci? Dipende da (tutti) noi

coronavirus

Quando ci libereremo delle mascherine e di tutto il resto? Fa caldo, siamo infastiditi e ci stiamo tutti domandando se ha ancora senso avere paura.

La paura, oltre a non fare bene, non ha più senso. Ma questo non vuol dire liberi tutti. Per sapere quanto possiamo rilassarci mettiamo in fila qualche considerazione:

  • il numero di contagiati è diminuito in modo evidente. In questo periodo si sta evidenziando una dinamica ben diversa che nei mesi di marzo/aprile 2020: alcuni focolai sparsi e diffusi sul territorio, situazioni che si stanno dimostrando gestibili a patto però che siano sempre rispettate le misure essenziali per la riduzione del contagio.
  • la quantità di contagio: ci sono meno casi contagiosi e quelli rilevati sono meno violenti, ma questo non significa che il virus è più debole. Sono condizioni giustificabili da una serie di situazioni particolari: il clima caldo, si tossisce e si starnutisce meno, si sta più all’aperto; il contagio avviene quindi con meno virus e questo permette un miglior controllo da parte del sistema immunitario. Ne risulta una carica virale minore e di conseguenza una minore capacità di contagio. Che il virus nelle condizioni ottimali sia però ancora perfettamente in grado di diffondersi lo si nota dalla numerosità dei vari focolai sul territorio, per non parlare di quello che avviene in Usa, in Brasile o in certe regioni dell’Europa.
  • l’attenzione: i sistemi di sorveglianza pubblici e della medicina di base sono molto attivi, si fanno molti tamponi e se qualcosa è rilevabile è probabile che si trovi.
  • le buone abitudini: l’igiene delle mani e in particolare l’uso di mascherine nei luoghi affollati o chiusi si sono dimostrati il miglior modo, ad oggi, per limitare la diffusione del virus. Un impegno modesto in rapporto ai costi di una quarantena obbligatoria per le persone che sono venute in contatto con un infetto o di una quarantena più breve più breve, ma comunque molto impattante, per chi è stato in contatto con un caso sospetto in attesa del risultato del tampone: parliamo di famiglie intere bloccate per giorni, di piccole aziende messe nell’impossibilità di lavorare.
  • dato non scientifico ma suggestivo: il crollo di vendite di prodotti per le malattie invernali in farmacia da quando c’è l’attenzione a non contagiare è evidente. Un atteggiamento prudente si rivela efficace anche attraverso questi segnali. Questa attenzione si dimostrerà fondamentale per il prossimo inverno, quando ogni caso di tosse con febbre diventerà un “sospetto Covid”.
  • gli assembramenti: abbiamo capito tutti che sono il problema maggiore, al chiuso ma anche all’aperto.
  • la vicinanza e la stretta di mano: qui forse possiamo essere meno ossessionati. La conoscenza delle persone che si incontrino, cioè l’essere consapevoli di chi si frequenta, l’igiene delle mani e quella respiratoria, la fiducia reciproca nel buonsenso delle persone (naturalmente se ben riposta), possono concederci un atteggiamento più rilassato con le persone della cerchia che frequentiamo abitualmente.
  • Non è facile prendere decisioni per conto di tutta la collettività. Nei mesi scorsi era molto difficile, anche per gli scienziati più informati capire cosa stava davvero succedendo, e le scelte dei nostri amministratori, a qualsiasi livello, sono state dettate dalla prudenza. Per qualcuno hanno agito tardi, per altri hanno agito male, per i complottisti hanno agito in mala fede, ma per la maggior parte delle persone competenti stanno facendo in buona parte quello che è possibile fare.

Abbiamo imparato con il Covid a stare sulla consapevolezza, non sulla paura. Avere un approccio consapevole significa rispettare le misure per la riduzione del contagio e avere cura della salute nostra e di quella degli altri usando mascherine quando servono, valutando la distanza e curando il lavaggio delle mani. Di più, per ora, non ci è chiesto.

 

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