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Cosa fare per le botte e gli ematomi

livido

L’ematoma è il tipico risultato di una botta o uno strappo: il trauma porta alla rottura di cellule, tessuti, capillari e talvolta anche di vasi sanguigni. La fuoriuscita di sangue dai capillari negli spazi tra le cellule porta al gonfiore che si somma all’edema derivante dall’infiammazione. Un ammasso di liquidi gonfia e stira i tessuti della parte coinvolta, già dolorante per la botta stessa, che lo diventa così ancor di più.

È chiaro dunque quello che bisogna fare: nell’immediato raffreddare la parte con acqua corrente o ghiaccio può attenuare il rigonfiamento grazie alla vasocostrizione, che limita l’accesso di sangue e delle sostanze richiamate dai processi di infiammazione, ma dopo un po’, quando la fase acuta è passata (parliamo di un tempo inferiore ad un’ora, in traumi non importanti), non serve più.

L’infiammazione, cioè l’accorrere di liquidi e sostanze nel sito di rottura delle cellule (globuli bianchi e altri fattori con varie funzioni di protezione e riparazione) può essere ragionevolmente contrastata dall’applicazione di antinfiammatori: diclofenac (Voltaren ed altri) e ketoprofene (Fastum gel ecc.) sono i più comuni, benché il secondo oggi sempre meno usato per il rischio di fotosensibilizzazione. Nel comparto della fitoterapia arnica e artiglio del diavolo sono i rimedi usati più comunemente (attenzione: arnica in gel o frizione, NON sotto forma di impacchi perché ustionano). Anche il metile salicilato (essenza della gaultheria procumbens) ha una dimostrata azione antinfiammatoria ed è componente di numerosi unguenti.

L’altra parte dell’ematoma, quella che col tempo diventa viola e poi giallastra a causa del sangue fuoriuscito dai vasi danneggiati, è più difficile da trattare. Una volta si usavano gli anticoagulanti (eparinoidi, come il vecchio Lasonil e oggi Essaven), ma sono stati quasi completamente abbandonati per la loro inefficacia.

Il problema è permettere un riassorbimento il più rapido possibile: se si tratta di un arto, un’articolazione, il movimento è il rimedio migliore perché riattiva la circolazione che favorisce il drenaggio, con una redistribuzione dei liquidi accumulati e lo smaltimento dei prodotti di degradazione delle cellule danneggiate. Quindi, viceversa, una fasciatura che immobilizza e costringe fa più male che bene: appena possibile, meglio muoversi.

Altrimenti l’arnica si rivela sempre utile grazie alla sua capacità di riattivare la circolazione. Tra i rimedi omeopatici Rhus toxicodendron e Primula possono aiutare.

L’argilla è certamente un buon coadiuvante perché favorisce la diminuzione dell’infiammazione ma contemporaneamente adsorbe direttamente una parte dei liquidi: sono necessarie però più applicazioni.

Per il resto, un po’ di tempo è il rimedio fondamentale.

 

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