Quasi tuti sanno che, per molti motivi, è raccomandabile usare il meno possibile gli antibiotici. In Italia però si usano più antibiotici che in quasi tutto il resto d’Europa. Come mai?
Non è facile leggere le statistiche, ma i numeri dicono chiaramente che il motivo è questo: in Italia andiamo più spesso dal medico che nel resto d’Europa per piccoli disturbi. Ed i medici (questo accade ovunque) tendono a prescrivere l’antibiotico anche più del necessario. In altre parole: dove la gente ha l’abitudine di non rivolgersi subito al medico per i disturbi di stagione, guarisce lo stesso e si risparmia l’antibiotico.
Le comuni infezioni respiratorie raffreddore, influenza/sindromi influenzali, tosse/bronchite sono virali e non richiedono antibiotici; anche nella minoranza di casi in cui le cause sono batteriche, in genere guariscono senza antibiotici. Ciò vale anche per mal di gola, otite e sinusite, in cui gli antibiotici possono essere indicati in una minoranza di casi, ma con vantaggi spesso minimi e frequenti effetti avversi.
Troppi antibiotici quindi: con quali rischi? Diamo i numeri:
Un gigantesco studio nel Regno Unito ha seguito per 10 anni medici e milioni di assistiti quantificando le complicanze (quelle che si vogliono evitare con gli antibiotici) a seguito di queste malattie.
Per evitare 1 complicanza si devono trattare con antibiotici circa 4.000 pazienti. Il prezzo è altissimo: fino a 400 reazioni avverse non gravi come eruzioni, diarrea, vomito; effetti avversi meno comuni come anafilassi; maggior ricorso negli anni al medico per condizioni banali autolimitanti; rari ma gravi effetti cardiovascolari (aritmie) e danni a reni e altri organi; aumento delle resistenze e delle ricorrenze nel tempo per chi è trattato, e problemi per i conviventi, oltre che per la comunità; alterazioni del microbiota con effetti che si stanno svelando solo negli ultimi anni: aumento di peso, malattie autoimmuni.
La conclusione è questa: per comuni infezioni respiratorie come raffreddore, rinosinusite, tosse/bronchite, sindromi influenzali, di regola gli antibiotici sono inutili ed espongono a rischi presenti e futuri il paziente e i suoi familiari.
Dunque la norma è evitare antibiotici, lasciando al medico la decisione di eventuali eccezioni. Un’attesa vigile è l’atteggiamento più ragionevole.
I cosiddetti protettori dello stomaco, in realtà farmaci che limitano la sua produzione di acido, sono tra i farmaci più prescritti e utilizzati in Italia.
Quando assumiamo una compressa pensiamo che il rapporto sia semplicemente tra farmaco e organismo: il principio attivo viene assorbito, raggiunge il suo bersaglio e produce l’effetto desiderato.
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Una parte delle spese sanitarie, il 19% di quanto eccede i 129,11 € all’anno, è detraibile dalle tasse. Tra queste spese sanitarie si possono mettere anche quelle per l’acquisto di medicinali, sia normali che omeopatici.
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