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La nostra storia

Una farmacia esisteva a Mezzocorona prima del 1815 ed era proprietà di Francesco de Maffei di Revò.

In quell’anno, o forse più probabilmente nell’anno successivo, 1816, costui, avendo avuto dai fratelli la farmacia di Revò cedette quella di Mezzocorona al fratello Giovanni Evangelista che a sua volta aveva acquistato quella di Mezzolombardo da un Francesco Zanini da Stenico.

Ma Giovanni Evangelista de Maffei ” trovò di sua convenienza” chiudere quella di Mezzocorona, che così ne restò priva.

Allora il comune di Mezzocorona non si oppose perché “il bisogno non era così grande stante la minore popolazione e perchè avrà creduto di venir meglio servito da una farmacia di maggiore consumo, come di fatto si avverò, ma solo nei primi anni, mentre da molto tempo deve essere tutto il contrario”.

La non buona gestione della farmacia di Mezzolombardo è documentata dai verbali della Gendarmeria che rilevano infrazioni alla normativa sulla vendita di medicinali al fuori della farmacia, come conseguenza di una situazione di carenza nel servizio. “Nel negozio di Giuseppe Mathiowitz e di Giuseppe Ambrosi di Mezzocorona – si legge in un verbale – si vendono abusivamente droghe officinali, olio di ricino, ecc.: d’altro canto, mancando una farmacia, occorre recarsi nel paese vicino: e può accadere che per una medicina di pochi soldi si deva pagare, più che del medicinale, chi si reca a prenderlo … e spesso bisogna aspettare oltre il tempo indispensabile … e qualche volta non si trova il signor Speziale “.

Il 22 maggio 1852 il capocomune Guido de Eccher dall’Eco, assieme a Giuseppe de Vescovi, presentava istanza all’I.R. Capitanato di Cles, a nome della Deputazione comunale dell’allora Mezzotedesco per sollecitare un riscontro alla supplica di questo Comune presso “l’inclita Reggenza” di Innsbruck onde ottenere la concessione di poter aprire qui una farmacia” . Una nota a margine precisa “come possedeva avanti circa trenta anni”.

Il sollecito si riferiva probabilmente ad una istanza già presentata in precedenza, dato l’accenno ai “trentanni avanti”, perchè sulla questione era accesa una vertenza.

La vedova di Giovanni de Maffei, Claudia, aveva infatti presentato ricorso contro la richiesta del Comune di Mezzocorona, ricorso che aveva trovato accoglienza presso la Reggenza in data 17 gennaio 1853.

Mezzocorona tuttavia insisteva chiedendo l’istituzione almeno di un “armadio farmaceutico”, l’equivalente dell’odierno Dispensario.

Mezzolombardo a sua volta interveniva nella disputa come Comune, avanzando la richiesta di una seconda sede nel medesimo centro. Mezzocorona non si opponeva a questa richiesta, considerando che il comune vicino aveva nel frattempo accresciuto la propria importanza come centro amministrativo e commerciale, ma insisteva perché a Mezzotedesco venisse concessa questa benedetta farmacia: ricordando come il Comune avesse, alla data del 23 gennaio 1862, ben 1500 abitanti, e come su di esso gravitassero anche Roveré della Luna, con 660 abitanti, San Michele con 580, Faedo con 500 e Grumo con 200, come ci fosse anche una Stazione ferroviaria ed un movimento di forestieri calcolabile in un 5-6 %.

Occorrerà tuttavia attendere fino al 1870 perché la vicenda trovi una sua conclusione favorevole. E’ infatti del 28 aprile di quell’anno il decreto della I.R. Luogotenenza del Tirolo e Vorarlberg, emessa a Trento a firma Ceschi, nel quale si riconosce la fondatezza della richiesta del Comune di Mezzotedesco e si autorizza l’apertura di una farmacia in questo comune piuttosto che una seconda a Mezzolombardo, concedendo quattro settimane di tempo per ricorrere ad eventuali danneggiati. Nessuno si oppose ed il decreto passava così ” in giudicato”: la farmacia di nuova istituzione veniva affidata al farmacista Cesare de Eccher il quale, all’inizio, deve battagliare non poco con i “pizzicagnoli che continuano a vendere olio di ricino”: é del 1876 una denuncia contro Francesco Suitner, Antonio Amadei e Giuseppe Ambrosi, quest’ultimo recidivo.

La farmacia, allora, trovava la sua sede in casa de Eccher, la casa della mia nonna Silvia, passata poi per eredità a Vittorio Sartori e successivamente a Bruno Lorenzi e dagli eredi di quest’ultimo venduta a Paolo Sonn (1994), in un locale al piano terra aperto sul cortile.

In seguito al passaggio di proprietà da Cesare de Eccher a Salvatore Garbari venne trasferita all’altro lato della strada, in casa Garbari, quindi, nel passaggio successivo, per breve tempo in casa Suitner e di lì nella casa vecchia di via Romana 6 dove è rimasta fino alla metà degli anni ‘60: prima occupando l’intero piano terra, poi, dopo la morte del mio papà, nella metà verso il giardino.

Alla fine degli anni ‘40, si è nuovamente tornati ad occupare l’intero fronte strada: a settentrione il locale di vendita, a mezzogiorno lo studio, nel locale aperto sul giardino il laboratorio, negli altri due locali i magazzini.

L’arredamento antico, per quanto utilizzabile, era stato conservato: ma negli anni ‘50, con la collaborazione del falegname Enrico Galli di San Michele, servendosi del legname proveniente dal taglio di alcuni grossi ciliegi del Monte, l’arredamento del locale di vendita venne rinnovato. Altrettanto accadde negli anni ‘65, al momento del trasferimento dalla casa di Via Romana 6 alla casa nuova di Piazza San Gottardo 12: l’arredamento venne costruito dal falegname Oreste Carli, su progetto dell’archietto Riccardo Sani di Trento. Da ultimo nel ‘92/’93, nella ristrutturazione dell’insieme progettata da mio figlio Marco, con l’arredamento eseguito dalla ditta Brugola di Lissone in Brianza, così come l’ampliamento con la costruzione di una nuova ala, del 2000.

L’acquisizione della farmacia di Mezzocorona da parte del mio Papà avvenne in questo modo.

Il mio Papà aveva cominciato la sua carriera professionale con l’apprendistato presso la farmacia Garbari di Mezzocorona ed aveva continuato nel proprio itinerario professionale, dopo il diploma, attendendo che maturassero le condizioni per poter succedere al Garbari nella titolarità della farmacia quando il Garbari avesse deciso di smettere, condizioni che richiedevano però del tempo.

Ma il Garbari moriva improvvisamente il 23 marzo 1907 prima che il Papà avesse completato il periodo di pratica professionale imposto dalla legge austriaca allora in vigore e fosse quindi nella possibilità giuridica di acquisire la farmacia: era necessario allora ricorrere ad un artificio!

La farmacia veniva così acquistata dagli eredi Garbari, la vedova Luigia e la figlia Graziella, dal farmacista Giorgio de Abbondi il quale, con atto firmato tra le parti in data 8 agosto 1907 associava il mio Papà con una partecipazione del 50%, in una fase provvisoria della durata di una anno e quindi gli concedeva la prelazione nell’acquisto nel caso egli avesse rinunciato alla propria quota di partecipazione. Con il 1 ottobre 1907 il Papà entrava così come associato nella farmacia di Mezzocorona: il prezzo pagato al de Abbondi fu di 28.614 corone austriache, 15.381 alla data del 1.10.1907 e le restanti 13.233 entro l’anno 1910, gravate dell’interesse annuale del 4%. L’atto notarile di trasferimento venne stipulato in Cavalese dal notaio Arturo de Leonardi il 05 agosto 1909.

Il 12 dicembre 1909 l’I.R. Capitanato distrettuale di Mezzolombardo, prot. n° 11865 comunicava il riconoscimento della titolarità acquisita a seguito di acquisto e comunicava che il relativo decreto sarebbe stato trasmesso appena pagata la tassa relativa prescritta dalla legge. Il 27 gennaio 1910 la I.R. Luogotenenza di Innsbruck, prot. N° 4582/sanità accusava ricevuta della somma di 500 corone austriache come tassa di concessione, e l’operazione era conclusa: la farmacia da allora è entrata nella storia della nostra famiglia.

E’ probabilmente per finanziare l’operazione di acquisto della farmacia che il Papà era stato costretto a vendere una campagna, precisamente il “fondo all’Ischia di pertiche quadrate 1572 circa”, venduto ad Anselmo Fiamozzi fu Giuseppe per 9000 corone, attraverso una complessa operazione nella quale entra anche la sorella del mio Papà, Amelia. Il documento manoscritto porta la data dell’ 11 novembre 1909, con a margine delle note a matita scritte dal marito della zia Amelia, l’ avvocato Carlo Posser. Si tratta quasi certamente del fondo all’Ischia già citato negli appunti della nonna Ottilia: un bene che la famiglia possedeva a Mezzocorona già prima di stabilirvisi, coltivato a vigneto.

Con la morte del mio Papà, nel 1928, la proprietà della farmacia era passata per successione ereditaria, per metà alla mia Mamma, per un quarto a ciascuno di noi fratelli, a Marco ed a me.

Con il passaggio dalla legislazione austriaca a quella italiana, dopo l’annessione dei territori ex-austriaci al Regno d’Italia, anche il regime delle farmacie si era dovuto adeguare alla nuova situazione. In particolare, per la legge italiana allora in vigore, la concessione di farmacia poteva venir attribuita esclusivamente per concorso pubblico: la farmacia non era vendibile o acquistabile in altra forma.

Per le farmacie ex-austriache veniva stabilita una norma transitoria: le stesse erano vendibili “una volta” nell’arco di 30 anni, se di diritto reale, di 20 se di diritto personale: distinzione giudica che contraddistingueva due tipi diversi di concessione sovrana del diritto di gestire una farmacia, una risalente alla normativa vigente nel Principato vescovile di Trento prima della sua soppressione, nel 1796, l’altra al diritto austriaco dell’Antica Contea del Tirolo, princìpi giuridici confermati dall’Imperatrice Maria Teresa.

La nostra era di diritto personale, quindi sarebbe stata vendibile, o trasferibile per successione ereditaria ad un figlio farmacista, entro 20 anni dalla cessazione dello stato di guerra, avvenuta nel 1923: quindi entro il 1943. Ma nel 1943 eravamo di nuovo in guerra, e quindi ogni scadenza rimaneva sospesa fino alla cessazione del nuovo “stato di guerra”. Nel frattempo Marco era iscritto alla facoltà di Farmacia e questo bastava per tranquillizzare tutti: la soluzione del problema farmacia appariva vicina. La cessazione del nuovo stato di guerra si ripresentava nel 1946, alla morte di Marco, ma allora ero io, Carlo, iscritto a farmacia, che rincorrevo affannosamente la laurea.

Il 15 marzo 1949 finalmente il problema era risolto, con la mia laurea e con la successiva iscrizione all’Albo dei farmacisti di Trento, il 20 maggio 1949 – appena compiuti i 24 anni – ed il 01.09.1949 prendevo in mano la direzione della farmacia, sostituendo il dott. Renato Penso, ultimo dei direttori che ci avevano garantito la sopravvivenza dalla morte del mio Papà, per più di venti anni.

Ma la vicenda, sotto il profilo formale, non era ancora conclusa.

Nel 1950, con un atto del notaio Nicolodi e con la regìa dello zio Carlo Posser – il marito della zia Amelia – la Mamma mi trasferiva la quota ereditata di sua competenza ed io riunivo così, oltre alla titolarità anche la proprietà .

Questo “passaggio di proprietà” estingueva però ogni possibilità di cessione futura, ferma restando la legge allora in vigore: la farmacia non sarebbe stata più vendibile o cedibile, perdendo di fatto un importante valore commerciale. Ma da una attenta lettura del decreto lo zio Nino Eghenter rilevava che non era stato tenuto conto della condizione di “erede diretto” del titolare, il quale in realtà non era diventato altro che “pieno titolare” di un diritto già posseduto: di quì un ulteriore decreto del 13 ottobre 1966, a firma del presidente Dalvit, che riconosceva la possibilità di “cedere una volta” la farmacia, se se ne fosse verificato il caso.

Ma nel frattempo la legge italiana veniva modificata, e le farmacie diventavano nuovamente commerciabili, sia pure a certe condizioni, che non interessano noi.

E infatti, nel giugno del 1990, Carlo cedeva la farmacia a Gabriella e Paolo, che si trovavano nella condizione di accettarla: e per un’altra generazione la farmacia continuerà ad essere la nostra professione e continuerà a darci di che vivere.

Mezzocorona, dicembre 1997

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